Visto che siamo in dirittura d’arrivo, questo è il mio personale elenco degli album più significativi del decennio, in ordine (più o meno) cronologico:
Elio Martusciello: Aesthetics of the machine (2000)
Steely Dan: Two Against Nature (2000)
Johnny Cash: American III: Solitary Man (2000)
Joni Mitchell: Both Sides Now (2000)
Thomas Lehn: Feldstärken (2000)
Toshimaru Nakamura: No-input mixing board (2000)
Sophie Agnel: Solo (2000)
Fennesz: Endless Summer (2001)
Chris Abrahams: Glow (2001)
Mike Cooper: Kiribati (2001)
Wilco: Yankee Hotel Foxtrot (2001)
Axel Dörner: Trumpet (2001)
Alessandro Bosetti: Pinocchio (2001)
Chico Mello: Do Lado Da Voz (2001)
Henry Threadgill & Make a Move: Everybody’s Mouth a Book (2001)
Henry Threadgill & Zooid: Up Popped the Two Lips (2001)
Randy Newman: The Randy Newman Songbook, Vol. 1 (2001)
Johnny Cash: American IV: The Man Comes Around (2002)
Joni Mitchell: Travelogue (2002)
Manuel Mota: Leopardo (2002)
Dafeldecker – Hautzinger – Tilbury – Sachiko M.: Absinth (2002)
Michael Thieke: Leuchten (2002)
Wayne Shorter: Footprints Live! (2002)
Tom Waits: Blood Money (2002)
Tom Waits: Alice (2002)
Ruins: Tzomborgha (2002)
Leila Adu: Dig a Hole (2003)
Bonnie ‘Prince’ Billy: Master and Everyone (2003)
Robert Wyatt: Cuckooland (2003)
The Necks: Drive By (2003)
Steely Dan: Everything Must Go (2003)
Alfredo Costa Monteiro: Rumeur (2003)
Minton – Dörner – Lehn: Toot (2003)
Rowe – Tilbury: Duos for Doris (2003)
Cat Power: You Are Free (2003)
Enzo Jannacci: L’uomo a metà (2003)
The Books: The Lemon of Pink (2003)
Ry Cooder: Mambo Sinuendo (2003)
Radiohead: Hail to The Thief (2003)
Mike Cooper: Reclutant Swimmer / Virtual Surfer (2003)
Animal Collective: Here Comes The Indian (2003)
The Magnetic Fields: 69 Love Songs (2004)
Mike Cooper: Rayon Hula (2004)
Autistic Daughters: Jealousy and Diamond (2004)
Nellie McKay: Get Away From Me (2004)
Trevor Dunn Trio Convulsant: Sister Phantom Owl Fish (2004)
Felix Kubin: Matki Wandalki (2004)
Trapist: Ballroom (2004)
Keiji Haino: Black Blues (loud) (2004)
Keiji Haino: Black Blues (quiet) (2004)
Nautical Almanac: Rooting for the Microbes (2004)
Alessandro Bosetti: Zona (2004)
Trio Sowari: Three Dances (2004)
Brian Wilson: Smile (2004)
Paolo Conte: Elegia (2004)
Leila Adu: Cherry Pie (2005)
Ry Cooder: Chávez Ravine (2005)
Økapi: “Where’s the beef?” (2005)
Carla Bozulich: Evangelista (2005)
Alvin Curran: Inner Cities (2005)
3/4 Had Been Eliminated: A Year of the aural gauge operation (2005)
Andrea Belfi: Between neck and stomach (2005)
Nellie McKay: Pretty Little Head (2005)
Mike Cooper: Spirit Songs (2005)
Wayne Shorter: Beyond The Sound Barrier (2005)
Paul McCartney: Chaos and Creation in the Backyard (2005)
Johanna Newsom: Ys (2006)
Ran Blake: All That is Tied (2006)
Tom Waits: Orphans – Brawlers, Bawlers & Bastards (2006)
Donald Fagen: Morph The Cat (2006)
Jack Wright: as is (2006)
Christine Sehnaoui: Solo (2006)
Polwechsel: Archives of The North (2006)
Robert Wyatt: Comicopera (2007)
P.J. Harvey: White Chalk (2007)
Oren Ambarchi: In the Pendulum’s Embrace (2007)
Battles: Mirrored (2007)
Alessandro Bosetti: Her Name (2007)
Hail: Hello Debris (2007)
Autistic Daughters: Uneasy Flowers (2008)
Elio e Le Storie Tese: Studentessi (2008)
Portishead: Third (2008)
Maja Ratjke: River Mouth Echoes (2008)
K-Space: Infinity (2008)
Walter Becker: Circus Money (2008)
Leila Adu: Dark Joan (2009)
Bob Dylan: Together Through Life (2009)
Brian Blade: Mama Rosa (2009)
Henry Threadgill & Zooid: This Brings Us To, Vol. 1 (2009)
Elio Martusciello: To Extend The Visibility (DVD, 2009)
Caro Luca, orrore! Non c’è, in questo tuo personale elenco, Viva la Vida dei Coldplay!!! Ed io, ora, come posso accettare di averli ascoltati ininterrottamente per più di un anno nelle cuffiette del mio mp3????
Ciao Alessandro, il problema è che – come diceva Troisi a proposito di scrittori e di libri, “loro sono tanti e io sono solo”… nonostante la crisi del mercato discografico il numero di dischi usciti è aumentato in maniera esponenziale (secondo quanto riportato qui, sono stati pubblicati più album nei primi due anni di questo decennio che nel corso di tutti gli anni sessanta). Di conseguenza uno non può fare altro che selezionare…
Riguardo ai Coldplay, devo dire che non mi hanno mai ispirato molta curiosità… però può essere benissimo che così mi sono lasciato sfuggire il capolavoro musicale del decennio…
comunque rimedierò cercando di procurarmelo e di ascoltarlo (poi magari dopo ti dico cosa me ne sembra).
Ma non sono un po’ tanti per essere i più significativi del decennio?
( )
(Cmq la mia probabilmente è tutta invidia: non ne ho sentito UNO
bè, qui c’è una media di 9 dischi significativi all’anno a fronte di una quantità di titoli annualmente pubblicati stimata nell’ordine delle plurime centinaia – se non addirittura delle decine di migliaia tenendo conto delle pubblicazioni indipendenti – per i soli Stati Uniti (vedi qui).
Più che altro la mia lista è sicuramente molto sbilanciata, dato che anche se idealmente vorrei ascoltare tutto in realtà non riesco a evitare di occuparmi assiduamente di certe cose e di trascurarne altre del tutto o quasi…
Questo è un po’ O.T. però lo inserisco lo stesso: cercando su Wikipedia qualche informazione in più sui Coldplay (stimolato da alessandro), mi sono imbattuto in questo:
“Lo stile dei Coldplay del periodo Parachutes è comparabile con quello dei Radiohead, degli U2, dei Travis e a quello di Jeff Buckley. Per A Rush of Blood to the Head, i Coldplay si rifanno a stili più similari a Echo & the Bunnymen, Kate Bush e George Harrison; per X&Y vengono influenzati da Johnny Cash e Kraftwerk, mentre si basano sullo stile dei Blur, degli Arcade Fire e dei My Bloody Valentine per Viva la Vida or Death and all his Friends.”
Ora, questo è un esempio da manuale del modo in cui i critici musicali attuali fanno (male) il loro mestiere: invece di cercare di descrivere la musica che recensiscono, non fanno altro che paragonarla a quella di altri, o altrimenti si abbandonano a voli pindarici sulle loro sensazioni soggettive…
(ovviamente, questo deve essere anche dovuto al fatto che gran parte dei gruppi e musicisti attuali non fanno altro che rifarsi a cose già fatte da quello o da quell’altro…)
La domanda comunque sorge spontanea: che bisogno c’è di critici così, quando c’è già Wikipedia?
Forse perchè gran parte della critica musicale si riduce ad una serie di consigli per gli acquisti, il cui sottointeso è “se ti è piaciuto X allora probabilmente dovresti ascoltare Y” .
Detto questo a me non sembra di vedere tutti questi cambiamenti nella musica dei Coldplay da un disco all’altro.
si, però è lo stesso: su Last Fm c’è un dispositivo computerizzato che digitando il nome di un musicista o di un gruppo ti elenca automaticamente i nomi di “artisti simili” sulla base dei rilevamenti di ascolto degli utenti connessi al sito… da critici umani e pensanti mi aspetto qualcosa di più…
ciao Luca…
Innanzitutto una premessa. Stiamo discutendo di musica pop e dell’industria che c’è dietro, che i Coldplay utilizzano, io credo, intelligentemente, avvalendosi come nel caso di “viva la vida”, di persone (Brian Eno), mezzi (studi di registrazione, missaggi etc), e tecnologie (siti internet, canali televisivi, etc) senza se e senza ma. Ma perchè proprio “viva la vida”? perchè è molto diverso dai coldplay dei primi album: non è mai noioso, le canzoni sembrano a volte nascere da un gioco, insomma è bello tutto! E per farti arrabbiare (e contraddire wiki) io ravvedo già dal primo brano (life in technicolor) tracce di Bjork (hyperballad), ma poi entra la chitarrina stonata (i Cure?) e poi la chitarrona (gli Extreme?) e poi il coretto (i Police?) … E poi si passa a Cemetry of London… con quella chitarra flangerata nell’intro… e l’attacco di basso e batteria. Non lo trovi potente? … Potrei continuare così con tutti gli altri brani, ma so già dove voglio arrivare: in ultima analisi, perché io ascolto e riascolto “viva la vida”? Perchè è la musica che vorrei aver scritto io con la mia band, che vorrei suonare io con la mia ipotetica band, o con la band di adolescente. Quando la ascolto a cantare sono io, a suonare le chitarre flangerate sono io!!!!”…
stavo scrivendo qualcosa per argomentare il mio fanatismo adolescenziale nei confronti di Viva la Vida, qualcosa che valesse la pena di essere letto da un musicista… tipo:
“Ho lasciato passare quasi un mese per darti il tempo di procurarti ed ascoltare “viva la vida”. Ora non hai più scuse…
Sciocchezze di questo tipo insomma, ma poi ho tovato questo:
Ok, mi sono procurato Viva la Vida e me lo sono ascoltato tutto. Se devo tentare un giudizio critico, direi che i “Giocofreddo” si inseriscono nel solco di una illustre tradizione di pop e rock inglese e lo fanno (almeno in questo disco) ad un livello di tutto rispetto, e che però mi pare non aggiungano niente a quello che hanno già dato i loro predecessori, e tendano invece un po’ verso la standardizzazione di formule e stilemi che altri in passato hanno usato in modo parecchio più creativo.
Se restiamo in ambito di pop-rock albionico direi che i Radiohead hanno sperimentato di più, anche se sono meno bravi dei Coldplay a realizzare melodie orecchiabili e sono anche molto più pretenziosi.
Detto questo, lo trovo un disco molto piacevole, apprezzo le scelte di produzione e il suono avvolgente e “corale”, che conferisce ancora più slancio a brani che già di loro non mancano di vitalità. Anche io potrei ascoltarmelo più e più volte volentieri sull’ipod (infatti ora me lo carico
).
Peraltro Eno il suo mestiere lo sa fare più che bene… da poco mi è capitato di riascoltare The Unforgettable Fire degli U2 e secondo me la produzione di quel disco (sua e di Daniel Lanois) è una pietra miliare in fatto di invenzione di nuovi suoni “rock”.
> per farti arrabbiare (e contraddire wiki) io ravvedo già dal primo brano (life in technicolor) tracce di Bjork (hyperballad), ma poi entra la chitarrina stonata (i Cure?) e poi la chitarrona (gli Extreme?) e poi il coretto (i Police?)
però questo per me è proprio il problema di gran parte della musica oggi (non solo dei Coldplay)… è tutto un collage di suoni già sentiti. Sono pochi, direi, quelli che lavorano su quello che c’è fino al punto da trasformarlo in qualcosa di veramente nuovo.
> ma poi ho trovato questo
è molto molto più bello e toccante dell’originale!