In questo articolo intitolato “1968 memorie di un operaista” si legge quanto segue: “Il terreno di analisi delle muove professioni industriali era già inquinato dalle prime teorie post-industrialiste secondo le quali i blue collars stavano estinguendosi ed i white collars li avrebbero sostituiti. Queste teorie post-industrialiste trovavano larghissima eco, nel movimento operaio, in quello studentesco, nella cultura della sinistra in genere. Opporre a queste teorie un’analisi della situazione centrata invece sulla complementarietà di white e blue collars, cioé sull’unità politica e storica della forza-lavoro piuttosto che sulla sua divisione e reciproca esclusione non era facile. Per allora vincemmo noi, meno famosi dei Mallet e dei Wright Mills, e riuscimmo a rimandare di un decennio la fortuna delle teorie post-industrialiste nel nostro paese. Vincemmo perché la nostra impostazione consentiva di creare iniziative e movimento, l’altra creava solo paralisi e chiacchiere sociologiche”.
Notare la disinvoltura con cui la considerazione degli effetti “pratici” di una determinata teoria possa cancellare del tutto qualsiasi eventuale domanda in merito alla giustezza o meno della teoria in sé e per sé…