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	<title>intercapedine</title>
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		<title>Una musica molto più semplice</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 12:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Morton Feldman]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle cose che emergono dalla lettura della bella monografia di Marco Lenzi su Morton Feldman (&#8220;L&#8217;estetica musicale di Morton Feldman&#8221; Ricordi LIM, 2009) è il fatto che già a partire dal periodo di apprendistato del compositore alla fine egli anni &#8216;40, le intenzioni di Feldman (1926-1987) andavano in direzione di una radicale messa in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2478&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Una delle cose che emergono dalla lettura della bella monografia di Marco Lenzi su Morton Feldman (&#8220;L&#8217;estetica musicale di Morton Feldman&#8221; Ricordi LIM, 2009) è il fatto che già a partire dal periodo di apprendistato del compositore alla fine egli anni &#8216;40, le intenzioni di Feldman (1926-1987) andavano in direzione di una radicale messa in discussione della nozione di  &#8217;sviluppo del materiale&#8217;, alla base dell&#8217;intera tradizione musicale europea dall&#8217;età barocca in poi, fino ai moderni Schoenberg o Stravinskij.</p>
<p>Osserva giustamente Lenzi che: <em>&#8220;l&#8217;idea che ogni forma musicale venga plasmata dallo sviluppo di un dato materiale di partenza (&#8230;) è (&#8230;) il principio fondamentale di ogni prassi compositiva che si fondi su una dialettica teleologica della temporalità. La logica che ne è alla base (&#8230;) sancisce il valore dell&#8217;istante solo in quanto funzionale al tutto, cioè solo in quanto determinato da ciò che lo precede e a sua volta determinante ciò che lo segue. Mettere in discussione questo significa porsi, volenti o nolenti, al di fuori di una tradizione compositiva plurisecolare. Ed è precisamente quello che già allora Feldman si sforzava di fare: simulare una sorta di &#8216;tempo zero&#8217;, valorizzare l&#8217;istante musicale, il singolo suono al di là delle sue funzioni strutturali&#8221;.</em></p>
<p>Oggi la soluzione di Feldman, e ancora di più il fatto che egli sia riuscito nel suo intento, si sono trasformati in un nuovo problema.</p>
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		<title>Fenomeni da baraccone</title>
		<link>http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/28/fenomeni-da-baraccone/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[arti varie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Travaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Facebook ci si stupisce del fatto che Travaglio adesso faccia spettacoli al teatro Olimpico, &#8220;anche lui adesso è un fenomeno da baraccone&#8221; come se quello che fa fuori dai palchi fosse qualcosa di diverso da un imbonimento da piazza&#8230;
Ma insomma, quanto ci si vuole mettere a capire che i Travaglio, i Grillo e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2453&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Su Facebook ci si stupisce del fatto che <a href="http://www.teatroolimpico.it/2009-2010/Promemoria.htm">Travaglio adesso faccia spettacoli al teatro Olimpico</a>, &#8220;anche lui adesso è un fenomeno da baraccone&#8221; come se quello che fa fuori dai palchi fosse qualcosa di diverso da un imbonimento da piazza&#8230;<br />
Ma insomma, quanto ci si vuole mettere a capire che i Travaglio, i Grillo e i No B Day non hanno nessuna utilità nel ricostruire la politica del paese, ma contribuiscono invece ad <em>affossarla</em> (e quindi, in ultima analisi, fanno un gran favore a Berlusconi)?</p>
<p>Ma come, mi dite: passi Grillo, passi Travaglio, ma il popolo viola è un&#8217;iniziativa di &#8216;e-democracy&#8217;, senza leader, dal basso, è la nuova politica che viene! Va bene, ammettiamo che sia senza leader, e che sia &#8216;dal basso&#8217;; ma qual&#8217;è il senso dell&#8217;agire dal <em>basso</em> se poi il contenuto e le modalità dell&#8217;azione stessa non fanno  che ribadire l&#8217;approccio alla questione già ampiamente diffuso dall&#8217;<em>alto</em> dei pulpiti dei GrilloTravaglioMauro (<u>approfondimento analitico</u>: 0 %; <u>PANZA</u>: 1.000.0000.000 %)?</p>
<p>E sarebbe questa la <em>nuova politica</em>? A me sembra piuttosto la ANTI-politica che si appropria delle possibilità interattive offerte dalle &#8216;nuove tecnologie&#8217; e si rende infine capace di proliferare autonomamente dai canali mediatici che l&#8217;hanno generata&#8230;</p>
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		<title>Chiacchiere sociologiche?</title>
		<link>http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/26/chiacchiere-sociologiche/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 15:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[come è potuto succedere che siamo caduti così in basso!?]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo articolo intitolato &#8220;1968 memorie di un operaista&#8221; si legge quanto segue: &#8220;Il terreno di analisi delle muove professioni industriali era già inquinato dalle prime teorie post-industrialiste secondo le quali i blue collars stavano estinguendosi ed i white collars li avrebbero sostituiti. Queste teorie post-industrialiste trovavano larghissima eco, nel movimento operaio, in quello studentesco, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2423&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In <a href="http://62.149.226.72/rifondazionepescara/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3349">questo articolo</a> intitolato &#8220;1968 memorie di un operaista&#8221; si legge quanto segue: <em>&#8220;Il terreno di analisi delle muove professioni industriali era già inquinato dalle prime teorie post-industrialiste secondo le quali i blue collars stavano estinguendosi ed i white collars li avrebbero sostituiti. Queste teorie post-industrialiste trovavano larghissima eco, nel movimento operaio, in quello studentesco, nella cultura della sinistra in genere. Opporre a queste teorie un’analisi della situazione centrata invece sulla complementarietà di white e blue collars, cioé sull’unità politica e storica della forza-lavoro piuttosto che sulla sua divisione e reciproca esclusione non era facile. Per allora vincemmo noi, meno famosi dei Mallet e dei Wright Mills, e riuscimmo a rimandare di un decennio la fortuna delle teorie post-industrialiste nel nostro paese. Vincemmo perché la nostra impostazione consentiva di creare iniziative e movimento, l’altra creava solo paralisi e chiacchiere sociologiche&#8221;.</em></p>
<p>Notare la disinvoltura con cui la considerazione degli effetti &#8220;pratici&#8221; di una determinata teoria possa cancellare del tutto qualsiasi eventuale domanda in merito alla <em>giustezza</em> o meno della teoria in sé e per sé&#8230;</p>
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		<title>Gentrificazione, cultura &#8216;indipendente&#8217; e mercato (prima parte)</title>
		<link>http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/26/gentrificazione-cultura-indipendente-e-mercato-prima-parte/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[tutto il resto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sebbene non recente, questo editoriale di Beppe Colli pubblicato sulla sua ottima rivista on-line Clouds and Clocks, merita una trattazione approfondita, in quanto tocca in modo molto intelligente una serie di problemi tutti reali e della massima importanza per le attuali prospettive della produzione musicale &#8216;indipendente&#8217; (cosa che attualmente, negli ambiti della critica musicale, almeno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2388&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sebbene non recente, <a href="http://www.cloudsandclocks.net/features/Tonic_I.html">questo editoriale di Beppe Colli</a> pubblicato sulla sua ottima rivista on-line Clouds and Clocks, merita una trattazione approfondita, in quanto tocca in modo molto intelligente una serie di problemi tutti reali e della massima importanza per le attuali prospettive della produzione musicale &#8216;indipendente&#8217; (cosa che attualmente, negli ambiti della critica musicale, almeno in Italia, non accade praticamente mai), ed è per questo un ottimo spunto di riflessione.</p>
<p>Il testo prende spunto da una microstoria di ordinaria amministrazione della scena musicale ‘indipendente’, ossia la chiusura del locale newyorchese Tonic, ponendola in relazione con il fenomeno generale della ‘gentrificazione’, e passando poi a sviluppare una serie di argomentazioni più generali sullo status economicamente problematico della scena musicale ‘sperimentale’ attuale e sulla tendenza crescente, da parte dei musicisti, a propendere per ipotesi di sostegno pubblico alla produzione artistica.<span id="more-2388"></span></p>
<p>Consideriamo la prima questione. Colli ricorda che la gentrificazione viene generalmente definita come “l’arrivo in una zona urbana di nuclei familiari ad alto reddito che a poco a poco rimpiazzano i residenti di reddito basso in numero sufficiente a cambiare il carattere sociale della zona”, e che all’interno di questo processo può accadere che “costruzioni che vengono considerate di alto valore culturale” corrano il rischio di essere rimpiazzate da grandi edifici destinati ad abitazioni o affari, e che questo è stato ad esempio il caso del Tonic, una delle fucine della cosiddetta “downtown music”, corrente tra le più attive e vitali della sperimentazione musicale ‘extra-accademica’ statunitense degli ultimi trent’anni, che ha avuto probabilmente il suo momento di massima espressione nel corso degli anni ottanta, ma è attiva anche oggi. A sostegno del Tonic, e per tentare di affrontare i problemi economici e logistici della musica ‘sperimentale’ a New York, è stata formata una coalizione di musicisti che si sono impegnati in azioni di pubblica sensibilizzazione sul problema, che non sono riuscite però ad impedire la chiusura del locale.</p>
<p>Per quanto riguarda la gentrificazione, la cosa in realtà è leggermente più complessa. Innanzitutto va notato che la diffusione di tali fenomeni in numerose città del mondo è una conseguenza non occasionale delle trasformazioni attraversate dall’economia e dalla tecnologia nel corso degli ultimi decenni, trasformazioni che configurano, anche all’interno dei singoli agglomerati urbani, assetti territoriali inegualmente sviluppati a seconda del grado di inclusione nei circuiti di interconnessione digitale a cui sono intimamente legate le nuove economie dell&#8217;informazione, con il conseguente sviluppo di nuove aree urbane che sono sia sede di centri produttivi legati ai servizi avanzati che zone abitative, ricreative e di consumo culturale per le nuove élite di operatori della conoscenza, mentre nello stesso tempo si espandono zone periferiche di sottosviluppo destinate ad ospitare quei settori della popolazione che nei nuovi assetti economici figurano in posizioni sfavorevoli. Il processo di gentrificazione ha quindi un carattere necessariamente contraddittorio e problematico: da un lato, le aree &#8216;rinnovate&#8217; possono presentare caratteristiche di apertura sociale che favoriscono ad esempio una maggiore inclusione per gay e minoranze etniche, ma dall’altro lato i residenti ‘storici’ sono costretti ad abbandonare il quartiere e a trasferirsi in aree periferiche a causa dell’aumento insostenibile dei costi delle abitazioni recuperate e ristrutturate. </p>
<p>Inoltre bisogna considerare il fatto che il processo non avviene in modo lineare, ma a fasi successive: la prima ondata è costituita generalmente da giovani, studenti e artisti o semi-artisti attratti dai bassi prezzi e dall’eventualità di uno stile di vita ‘informale’. Sebbene questi primi ‘gentrificatori’ sono forse soggettivamente ben disposti alla convivenza con gli &#8216;originari&#8217; abitanti della zona, non di meno costituiscono un ‘corpo estraneo’ all’interno di essa. In ogni caso, questo primo ‘insediamento’ innesca un processo di trasformazione del carattere della zona che dà poi avvio alle ondate successive, nelle quali si attivano progressivamente gli interessi di agenzie immobiliari, servizi commerciali e imprese attratte dall’idea di associare il proprio marchio ad un ambiente &#8220;nuovo&#8221; e “creativo”. Gradualmente la zona inizia ad essere abitata da residenti meno ‘anticonformisti’ e più accondiscendenti nei confronti del proprio status ‘borghese’, e nascono conflitti tra i nuovi arrivati e i ‘gentrificatori’ della prima ondata. </p>
<p>Ed è precisamente in questa fase del processo, e non prima, che possono sorgere casi come quello del Tonic, e innumerevoli simili. Ci troviamo di fronte, cioè, non a conflitti tra &#8216;gentrificatori&#8217; da un lato e residenti ‘storici’ dall&#8217;altro, ma a conflitti &#8216;interni&#8217; al processo di gentrificazione stesso, tra nuovi frequentatori o residenti della zona arrivati in tempi diversi e con diverse prerogative. E tuttavia, il processo generale che ha portato sia gli uni che gli altri nel quartiere è lo stesso. Schematizzando appena, possiamo dire che un qualche tipo di attitudine &#8216;artistica&#8217; e &#8216;bohémien&#8217; conduce i primi &#8216;gentrificatori&#8217; ad associare le proprie azioni ad una visione notevolmente idealistica, per non dire romantica, di “autenticità”: gli stili di vita praticati nei “nuovi” ambienti sono percepiti come espressione di autonomia e di libertà nei confronti dell’inquadramento oppressivo delle regole di vita ‘borghesi’; i nuovi spazi &#8211; locali per concerti, ‘squats’, atelier di artisti, discoteche ‘alternative’, etc. &#8211; vengono considerati “zone temporaneamente autonome”; i processi produttivi che in quei luoghi avvengono &#8211; produzione di elaborati artistici, musicali, audiovisivi, gastronomici e di ogni altro genere, come anche di nuove forme di socialità e di sensibilità estetica &#8211; sono visti come forme di &#8216;antagonismo&#8217; e di &#8216;resistenza&#8217; nei confronti delle ragioni del profitto e del commercio rappresentate dalla ‘corporate culture’ e dai suoi prodotti. In realtà in tutto questo sembra essere in atto una sistematica sottovalutazione delle componenti sociali ed economiche che legano indissolubilmente la fase ‘anticonformista’ e quella ‘normalizzata’ del processo. Solo una visione drasticamente riduttiva delle costanti osservabili nel ‘pattern’ della gentrificazione può infatti lasciar concludere che quello per cui a un dato momento ai fatiscenti e pittoreschi atelier degli artisti &#8216;indipendenti&#8217; subentrano le gallerie d’arte ‘hip’ e le agenzie di design e multimedia, gli ‘squats’ vengono trasformati in nuove abitazioni ristrutturate e ad alto prezzo o in uffici e ai locali &#8216;alternativi&#8217; si sostituiscono nuovi club più esclusivi sia un processo dettato da fattori in qualche modo contingenti, occasionali &#8211; e quindi evitabile se si riesce ad opporre la giusta quantità di ‘resistenza’ &#8211; e non invece il prodotto di un movimento sistemico non contrastabile all&#8217;interno di un contesto economico di mercato.</p>
<p>La disamina dei fatti lascia poche alternative alla conclusione che ci si trovi in effetti di fronte a due facce diverse di un unico e medesimo fenomeno. La sfera socio-culturale “neo-bohémien” sembra essere dunque caratterizzata da una una configurazione duplice, le cui due estremità, quella ‘alternativa’, ‘contro-culturale’ e ‘anti-sistema’ e quella ‘hip’, ‘yuppie’ e ‘borghese’ costituiscono anche il punto iniziale e quello conclusivo del processo, all’interno del quale le dinamiche messe in moto nel corso della prima fase portano sistematicamente verso l’instaurazione della seconda (ma non viceversa). A legare e connettere le due, una serie di fattori comuni e unificanti – la ricerca di ‘flessibilità’, ‘creatività’ e ‘innovazione’, l’elevata richiesta di ‘performatività’ sociale e il valore cruciale accordato ai consumi ‘culturali’ e alla sfera mondana – che in definitiva hanno un più che solido radicamento nelle caratteristiche generali dei processi dell’economia della conoscenza e in quelle del mercato del lavoro post-industriale.</p>
<p>A questo punto va fatto presente che il particolare tipo di sviluppo urbanistico ‘deregolato’ rappresentato dalla gentrificazione, – che trasforma l’area in zona di insediamento delle nuove élite &#8216;creative&#8217; e luogo di ritrovo di fighetti pseudo-alternativi e nello stesso tempo spinge gli ‘originari’ residenti in zone periferiche – non è l’unica strada che si offre per il recupero di un’area ‘disagiata’: sono ipotizzabili dei piani di ristrutturazione che &#8211; con il coinvolgimento delle istituzioni e della &#8217;società civile&#8217; &#8211; consentano di recuperare e rinnovare le strutture abitative salvaguardando la presenza al loro interno di coloro che già vi abitavano.</p>
<p>Se il quadro tratteggiato sopra è realistico, non sembra così azzardata l’ipotesi che il fenomeno della gentrificazione possa essere visto per certi versi come un corrispettivo sul piano fisico e territoriale di quanto avviene sul piano più generale delle interazioni tra tendenze culturali e artistiche &#8216; indipendenti&#8217; e processi di mercato: l’unico strumento di ‘resistenza’ di cui le comunità culturali ‘alternative’ dispongono nei confronti della &#8216;mercificazione&#8217; è la volontà soggettiva di ‘non compromettersi’, ma questa visione ‘semplice’ impedisce di comprendere pienamente il fatto che all&#8217;interno dei meccanismi di mercato esse ci sono già, che non hanno mai smesso di esservi dentro. Lungi dall&#8217;esserne &#8216;indipendenti&#8217;, le loro dinamiche si inseriscono in modo del tutto organico all&#8217;interno di quel generale movimento di ‘deregolamentazione’ culturale ed economica che produce classi “creative”, consumismi ‘hip’ e processi gentrificatori. E dunque, analogamente al fenomeno della gentrificazione, che sul piano urbanistico produce più problemi e contraddizioni e irrisolte che non soluzioni, quello specifico modo di considerare la cultura indipendente non offre nessuna soluzione alternativa ai problemi generati dalla &#8216;mercificazione della cultura&#8217; e dalla &#8216;corporate culture&#8217;, ma è in sé stesso una componente di quegli stessi problemi. Cosa che ci porta alle considerazioni ulteriori contenute nell’articolo di Colli, che verranno trattate nella seconda parte di questo post.</p>
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		<title>May all your Christmases be white</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 11:36:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/25/may-all-your-christmases-be-white/"><img src="http://img.youtube.com/vi/08B3KgelWss/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Visto che ci siamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 11:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
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		<category><![CDATA[auguri]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/23/visto-che-ci-siamo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/-mkZ8OLB8nk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Ludicità, libidinalità e marginalità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 11:49:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;A notre époque le fonctionnalisme, qui est une expression nécessaire de l&#8217;avance technique, cherche à eliminer entiérement le jeu, et les partisans de l&#8217; &#8220;industrial design&#8221; se plaignent du pourrissement de leur action par la tendance de l&#8217;homme au jeu. Cette tendance, bassment exploitée par la commerce industriel, remet immédiatement en cause les puls utiles [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=1988&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;A notre époque le fonctionnalisme, qui est une expression nécessaire de l&#8217;avance technique, cherche à eliminer entiérement le jeu, et les partisans de l&#8217; &#8220;industrial design&#8221; se plaignent du pourrissement de leur action par la tendance de l&#8217;homme au jeu. Cette tendance, bassment exploitée par la commerce industriel, remet immédiatement en cause les puls utiles résultats, en exigeant de nouvelles présentations. Nous pensons bien qu&#8217;il ne faut pas encorager le renouvellement artistique continu de la forme des frigidaires. Mais le fonctionnalisme moralisateur n&#8217;y peut rien. La seule issue progressive est de libérer ailleurs, et plus largement, la tendance au jeu.<span id="more-1988"></span> Auparavant les indignations naïves de la théorie pure de l&#8217;industrial design n&#8217;empêcheront pas le fait profond, par exemple, que l&#8217;automobile individuelle est principalement un jeu idiot, et accessoirement un moyen de transport. Contre toutes les formes régressives du jeu, qui sont ses retours à des stade infantiles &#8211; toujour liés aux politiques de réaction &#8211; il faut soutenir les formes expérimentales d&#8217;un jeu révolutionnaire.&#8221; (1)</p>
<p>&#8220;L&#8217;entrée de la notion de <em>relativité</em> dans l&#8217;esprit moderne permet de soupconner le coté EXPERIMENTAL de la prochaine civilisation, encore que le mot ne me satisfasse pas. Disons plus souple, plus &#8220;amusé&#8221;. Sur les bases de cette civilisation mobile, l&#8217;architecture sera &#8211; au moins à ses débuts &#8211; un moyen d&#8217;expérimenter les mille facons de modifier la vie, en vue d&#8217;une synthese qui ne peut etre que légendaire. Une maladie mentale a envahi la planéte: la banalisation. Chacun est hypnotisé par la production et le confort &#8211; tout-à-l&#8217;égout, l&#8217;ascenseur, salle de bains, machine à laver. Cet état de fair qui a priss naissance dans une protestation contre la misére dépasse son but lointain &#8211; libération de l&#8217;homme des soucis materiéls &#8211; pour devenir une image obsédante dans l&#8217;immédiat. Entre l&#8217;amour et le vide-ordure automatique la jeunesse de tous les pays a fait son choix et préfere le vide-ordure. Un revirement comple de l&#8217;esprit est devenu indispensable, par la mise en lumiére de désirs oublies et la création de désirs entiérement nouveaux. Et par une <em>propagande intensive</em> en faveur de ces désirs.&#8221; (2)</p>
<p>(1) &#8220;Problemes Preliminaires a la construction d&#8217;une situation&#8221;, da Internationale Situationniste, n. 1 (1958)</p>
<p>(2) Gilles Ivain, &#8220;Formulaire pour un urbanisme nouveau&#8221;, da Internationale Situationniste, n. 1 (scritto nel 1953)</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/intercapedine.wordpress.com/1988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/intercapedine.wordpress.com/1988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/intercapedine.wordpress.com/1988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/intercapedine.wordpress.com/1988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/intercapedine.wordpress.com/1988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/intercapedine.wordpress.com/1988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/intercapedine.wordpress.com/1988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/intercapedine.wordpress.com/1988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/intercapedine.wordpress.com/1988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/intercapedine.wordpress.com/1988/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=1988&subd=intercapedine&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Come vive un gruppo d&#8217;inverno?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 22:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[tutto il resto]]></category>
		<category><![CDATA[Area]]></category>

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		<description><![CDATA[Come vive un gruppo d&#8217;inverno, che cosa fa?
Stratos: un gruppo vive molto male a mio avviso, d&#8217;inverno. Sì, esistono i teatri, al chiuso, ma ci sono difficoltà enormi a prendere questi teatri. E niente, un gruppo ha vita molto dura, avevamo detto anche, alcuni anni fa, non ha sovvenzioni da nessuna parte, non ha sindacati, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2204&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Come vive un gruppo d&#8217;inverno, che cosa fa?</p>
<p>Stratos: un gruppo vive molto male a mio avviso, d&#8217;inverno. Sì, esistono i teatri, al chiuso, ma ci sono difficoltà enormi a prendere questi teatri. E niente, un gruppo ha vita molto dura, avevamo detto anche, alcuni anni fa, non ha sovvenzioni da nessuna parte, non ha sindacati, non ha proprio niente&#8230;<span id="more-2204"></span></p>
<p>Non avete neanche la mutua&#8230;</p>
<p>Stratos: niente, un gruppo non ha niente. Ma brevemente, un gruppo cosa fa? Si occupa sempre di musica; o fa delle ricerche sul piano personale, che poi vanno dentro, se vogliamo, al calderone musicale del collettivo, cioè fa delle ricerche per il gruppo, oppure se ha delle possibilità di viaggiare&#8230; ecco, io vorrei fermarmi sul viaggiare perché è molto importante: i musicisti europei e americani viaggiano moltissimo, e questo è fondamentale per un musicista; noi non abbiamo la possibilità di fare dei grossi viaggi, perché appunto, i soldi non ci sono, non c&#8217;è una grossa vendita all&#8217;estero di dischi, quindi sono molto limitati. Quindi non esiste possibilità; o si fanno dei lavori, proprio, sul piano dell&#8217;arrangiamento, come fa Ares, e Giulio, ricerche sulla voce, con questo istituto di foniatria e di glottologia come faccio io, il CNR a Padova, ricerche sui limiti del linguaggio, o ricerche proprio sul piano compositivo come fa Fariselli Patrizio, qui.</p>
<p>Ma, ecco, un cantautore italiano, Francesco Guccini, ha proposto, utopisticamente, che ai cantautori venga dato mutua, pensione, e che venga pagato dallo stato, ecco, tu cosa ne pensi di questa proposta?</p>
<p>Fariselli: è una statalizzazione&#8230; in pieno&#8230; mah, in linea di massima se può servire a portarci dei soldi ben venga, in realtà non mi interessa molto il mio futuro, mi interessa il presente e quello che sto facendo; riguardo all&#8217;inverno, è chiaro che noi con i proventi dei concerti estivi non riusciamo a vivere in inverno, lui ha già spiegato le nostre attività, tra le quali c&#8217;è lo studio nostro, di ricerca, sui nostri strumenti singoli, e come gruppo Area, in varie direzioni (&#8230;)</p>
<p>Ecco tu una volta eri anche il cantante dei Ribelli&#8230;</p>
<p>Stratos: sì, molti anni fa.</p>
<p>Ecco, molti anni fa, infatti. Sono passati tanti anni, che cosa è cambiato nel pubblico, nel mercato, se voi non riuscite a vivere d&#8217;inverno significa che non esiste un mercato, quindi siamo ancora ai tempi dei Ribelli, musicalmente, in Italia?</p>
<p>Stratos: no, assolutamente, i Ribelli operavano nelle sale da ballo, erano altri tempi, è chiaro che nulla è e diventa, tutto muta, tutto cambia, c&#8217;è un cambiamento direi radicale, io ho abbandonato i Ribelli nel 1970, adesso siamo a sette anni di distanza; il tipo di musica che facciamo noi non è facile, non è neanche direi molto difficile, ma esistono problemi, il paese, c&#8217;è una specie di sgretolamento economico, i musicisti lo sentono&#8230;</p>
<p><BR>(da un&#8217;intervista agli Area, 1977)<br />
<BR><br />
<BR><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/16/come-vive-un-gruppo-dinverno/"><img src="http://img.youtube.com/vi/ZX0Zy0MIgO0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/intercapedine.wordpress.com/2204/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/intercapedine.wordpress.com/2204/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/intercapedine.wordpress.com/2204/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/intercapedine.wordpress.com/2204/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/intercapedine.wordpress.com/2204/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/intercapedine.wordpress.com/2204/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/intercapedine.wordpress.com/2204/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/intercapedine.wordpress.com/2204/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/intercapedine.wordpress.com/2204/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/intercapedine.wordpress.com/2204/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2204&subd=intercapedine&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il lavoro nelle canzoni</title>
		<link>http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/13/il-lavoro-nelle-canzoni/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 14:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://intercapedine.wordpress.com/?p=2186</guid>
		<description><![CDATA[Forse dai testi delle canzoni &#8220;pop&#8221; contemporanee si può ricavare qualche insight sui modi attualmente diffusi di percepire gli universi del lavoro, della produzione, del fare? Proviamo con questa: che cosa ci suggerisce?
Nellie McKay: &#8220;Work Song&#8221; (2004)
Deliver the paper deliver the porn
Deliver the baker deliver the morn
A quiverin&#8217; jibberin&#8217; shiverin&#8217; mass
Of sunshine and good times [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2186&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Forse dai testi delle canzoni &#8220;pop&#8221; contemporanee si può ricavare qualche insight sui modi attualmente diffusi di percepire gli universi del lavoro, della produzione, del <em>fare</em>? Proviamo con questa: che cosa ci suggerisce?<span id="more-2186"></span></p>
<p><BR>Nellie McKay: &#8220;Work Song&#8221; (2004)</p>
<p><em>Deliver the paper deliver the porn<br />
Deliver the baker deliver the morn<br />
A quiverin&#8217; jibberin&#8217; shiverin&#8217; mass<br />
Of sunshine and good times that I have to pass<br />
On the way to my job on the way to my work<br />
On the way to that slobberin&#8217; hoverin&#8217; jerk<br />
Who&#8217;s my boss today<br />
Who&#8217;s my boss to stay<br />
Who&#8217;s my supervisor when I&#8217;m in my grave<br />
A slave on the run still under the gun<br />
Of Attila the Hun with a cinnamon bun<br />
I don&#8217;t know son, was there somethin&#8217; I missed<br />
I don&#8217;t think Fritz Lang was a fantasist<br />
Metropolis exists is this<br />
If you listen close you can hear the piss</p>
<p>Every day&#8217;s another loss<br />
Need the pay so please the boss<br />
Through the sludge they mingle by the mile<br />
Every worker looks ahead<br />
Ah the kiddies must be fed<br />
So they trudge along in single file</p>
<p>Joo ming boohaaooo</p>
<p>And you turn and you toil<br />
And you burn and you boil<br />
In the tourniquet coil<br />
Of the white folks&#8217; soil<br />
Spoilin&#8217; with a malaise worse than disses or dope<br />
Wakin&#8217; up in a haze<br />
With your wishes and hopes<br />
And your poor little dreams<br />
All wrapped up in burlap<br />
That you carry around<br />
For a sniff or a snack<br />
Or a taste in your haste<br />
To get right back on track<br />
Outta whack with the pack<br />
But acquiring the knack<br />
Of ignoring the rustle<br />
That quietly seethes<br />
The hustle, the buy-it<br />
The air that you breathe</p>
<p>[chorus]</p>
<p>Joo ming boohaaooo</em></p>
<p>(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=LslJv5nPvC0">se qualcuno vuole ascoltarla, eccola qui</a>).</p>
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			<media:title type="html">intercapedine</media:title>
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		<title>Dischi (2000-2009)</title>
		<link>http://intercapedine.wordpress.com/2009/12/10/dischi-2000-2009/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 13:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>intercapedine</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto che siamo in dirittura d&#8217;arrivo, questo è il mio personale elenco degli album più significativi del decennio, in ordine (più o meno) cronologico:
Elio Martusciello: Aesthetics of the machine (2000)
Steely Dan: Two Against Nature (2000)
Johnny Cash: American III: Solitary Man (2000)
Joni Mitchell: Both Sides Now (2000)
Thomas Lehn: Feldstärken (2000)
Toshimaru Nakamura: No-input mixing board (2000)
Sophie Agnel: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=intercapedine.wordpress.com&blog=7515379&post=2161&subd=intercapedine&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Visto che siamo in dirittura d&#8217;arrivo, questo è il mio personale elenco degli album più significativi del decennio, in ordine (più o meno) cronologico:<span id="more-2161"></span></p>
<p><BR>Elio Martusciello: <em>Aesthetics of the machine</em> (2000)<br />
Steely Dan: <em>Two Against Nature</em> (2000)<br />
Johnny Cash: <em>American III: Solitary Man</em> (2000)<br />
Joni Mitchell: <em>Both Sides Now</em> (2000)<br />
Thomas Lehn: <em>Feldstärken</em> (2000)<br />
Toshimaru Nakamura: <em>No-input mixing board</em> (2000)<br />
Sophie Agnel: <em>Solo</em> (2000)<br />
Fennesz: <em>Endless Summer</em> (2001)<br />
Chris Abrahams: <em>Glow</em> (2001)<br />
Mike Cooper: <em>Kiribati</em> (2001)<br />
Wilco: <em>Yankee Hotel Foxtrot</em> (2001)<br />
Axel Dörner: <em>Trumpet</em> (2001)<br />
Alessandro Bosetti: <em>Pinocchio</em> (2001)<br />
Chico Mello: <em>Do Lado Da Voz</em> (2001)<br />
Henry Threadgill &amp; Make a Move: <em>Everybody&#8217;s Mouth a Book</em> (2001)<br />
Henry Threadgill &amp; Zooid: <em>Up Popped the Two Lips</em> (2001)<br />
Randy Newman: <em>The Randy Newman Songbook, Vol. 1</em> (2001)<br />
Johnny Cash: <em>American IV: The Man Comes Around</em> (2002)<br />
Joni Mitchell: <em>Travelogue</em> (2002)<br />
Manuel Mota: <em>Leopardo</em> (2002)<br />
Dafeldecker &#8211; Hautzinger &#8211; Tilbury &#8211; Sachiko M.: <em>Absinth</em> (2002)<br />
Michael Thieke: <em>Leuchten</em> (2002)<br />
Wayne Shorter: <em>Footprints Live!</em> (2002)<br />
Tom Waits: <em>Blood Money</em> (2002)<br />
Tom Waits: <em>Alice</em> (2002)<br />
Ruins: <em>Tzomborgha</em> (2002)<br />
Leila Adu: <em>Dig a Hole</em> (2003)<br />
Bonnie &#8216;Prince&#8217; Billy: <em>Master and Everyone</em> (2003)<br />
Robert Wyatt: <em>Cuckooland</em> (2003)<br />
The Necks: <em>Drive By</em> (2003)<br />
Steely Dan: <em>Everything Must Go</em> (2003)<br />
Alfredo Costa Monteiro: <em>Rumeur</em> (2003)<br />
Minton &#8211; Dörner &#8211; Lehn: <em>Toot</em> (2003)<br />
Rowe &#8211; Tilbury: <em>Duos for Doris</em> (2003)<br />
Cat Power: <em>You Are Free</em> (2003)<br />
Enzo Jannacci: <em>L&#8217;uomo a metà</em> (2003)<br />
The Books: <em>The Lemon of Pink</em> (2003)<br />
Ry Cooder: <em>Mambo Sinuendo</em> (2003)<br />
Radiohead: <em>Hail to The Thief</em> (2003)<br />
Mike Cooper: <em>Reclutant Swimmer / Virtual Surfer</em> (2003)<br />
Animal Collective: <em>Here Comes The Indian</em> (2003)<br />
The Magnetic Fields: <em>69 Love Songs</em> (2004)<br />
Mike Cooper: <em>Rayon Hula</em> (2004)<br />
Autistic Daughters: <em>Jealousy and Diamond</em> (2004)<br />
Nellie McKay: <em>Get Away From Me</em> (2004)<br />
Trevor Dunn Trio Convulsant: <em>Sister Phantom Owl Fish</em> (2004)<br />
Felix Kubin: <em>Matki Wandalki</em> (2004)<br />
Trapist: <em>Ballroom</em> (2004)<br />
Keiji Haino: <em>Black Blues</em> (loud) (2004)<br />
Keiji Haino: <em>Black Blues</em> (quiet) (2004)<br />
Nautical Almanac: <em>Rooting for the Microbes</em> (2004)<br />
Alessandro Bosetti: <em>Zona</em> (2004)<br />
Trio Sowari: <em>Three Dances</em> (2004)<br />
Brian Wilson: <em>Smile</em> (2004)<br />
Paolo Conte: <em>Elegia</em> (2004)<br />
Leila Adu: <em>Cherry Pie</em> (2005)<br />
Ry Cooder: <em>Chávez Ravine</em> (2005)<br />
Økapi: <em>&#8220;Where&#8217;s the beef?&#8221;</em> (2005)<br />
Carla Bozulich: <em>Evangelista</em> (2005)<br />
Alvin Curran: <em>Inner Cities</em> (2005)<br />
3/4 Had Been Eliminated: <em>A Year of the aural gauge operation</em> (2005)<br />
Andrea Belfi: <em>Between neck and stomach</em> (2005)<br />
Nellie McKay: <em>Pretty Little Head</em> (2005)<br />
Mike Cooper: <em>Spirit Songs</em> (2005)<br />
Wayne Shorter: <em>Beyond The Sound Barrier</em> (2005)<br />
Paul McCartney: <em>Chaos and Creation in the Backyard</em> (2005)<br />
Johanna Newsom: <em>Ys</em> (2006)<br />
Ran Blake: <em>All That is Tied</em> (2006)<br />
Tom Waits: <em>Orphans &#8211; Brawlers, Bawlers &amp; Bastards</em> (2006)<br />
Donald Fagen: <em>Morph The Cat</em> (2006)<br />
Jack Wright: <em>as is</em> (2006)<br />
Christine Sehnaoui: <em>Solo</em> (2006)<br />
Polwechsel: <em>Archives of The North</em> (2006)<br />
Robert Wyatt: <em>Comicopera</em> (2007)<br />
P.J. Harvey: <em>White Chalk</em> (2007)<br />
Oren Ambarchi: <em>In the Pendulum&#8217;s Embrace</em> (2007)<br />
Battles: <em>Mirrored</em> (2007)<br />
Alessandro Bosetti: <em>Her Name</em> (2007)<br />
Hail: <em>Hello Debris</em> (2007)<br />
Autistic Daughters: <em>Uneasy Flowers</em> (2008)<br />
Elio e Le Storie Tese: <em>Studentessi</em> (2008)<br />
Portishead: <em>Third</em> (2008)<br />
Maja Ratjke: River <em>Mouth Echoes</em> (2008)<br />
K-Space: <em>Infinity</em> (2008)<br />
Walter Becker: <em>Circus Money</em> (2008)<br />
Leila Adu: <em>Dark Joan</em> (2009)<br />
Bob Dylan: <em>Together Through Life</em> (2009)<br />
Brian Blade: <em>Mama Rosa</em> (2009)<br />
Henry Threadgill &amp; Zooid: <em>This Brings Us To, Vol. 1</em> (2009)<br />
Elio Martusciello: <em>To Extend The Visibility</em> (DVD, 2009)</p>
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